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Laboratorio Piani di zona

È una storia che parte da lontano, quella del Laboratorio Piani di zona. Fin dal 2004 il Coordinamento ha chiamato all’appello tutte le organizzazioni impegnate in ambito sociosanitario. Obiettivo: censire e valutare la presenza, il ruolo e il peso dell’associazionismo attivo in questo settore all’interno delle tre Ulss della provincia. La prospettiva a lungo termine dell’indagine era di ridefinire il rapporto tra associazioni e aziende sanitarie: in primo luogo quantificando e rendendo visibile l’effettivo apporto del volontariato a sostegno dei sistema sanitario locale nel rispondere ai bisogni dei cittadini, e in un secondo momento facendo valere il peso delle associazioni anche in sede di programmazione dei servizi e di verifica degli stessi nell'ambito dei Piani di zona 2007-2009.

Il volontariato trevigiano non vuole sostituirsi alle istituzioni nella programmazione, né farne il “controcanto”, bensì rappresentare al meglio i bisogni della comunità e farsene portavoce. Questo significa affermare il diritto/dovere del volontariato di essere co-protagonista nella definizione di politiche pubbliche relative ai servizi sociosanitari; e contemporaneamente superare la frammentazione del volontariato, unendo le forze nell’analisi dei bisogni e nella progettazione delle risposte, senza rinunciare all’autonomia e all’identità di ciascuna associazione;

Un percorso sperimentale e innovativo
In questo senso il percorso sui Piani di zona colloca l’esperienza trevigiana tra i modelli più avanzati e innovativi di sperimentazione a livello nazionale. Si tratta di un lavoro che negli ultimi due anni si è articolato il più fasi:

1. Nei primi mesi del 2007 i gruppi di lavoro delle diverse aree (anziani, disabilità, salute mentale, dipendenze, famiglia, immigrazione, povertà ed emarginazione) hanno partecipato attivamente agli incontri di predisposizione dei Piani di zona in ciascuna Ulss, richiamando l’attenzione sulle esigenze prioritarie e fornendo input sulle scelte strategiche. In questa fase il volontariato ha fatto valere soprattutto il suo ruolo specifico di sensore dei bisogni e antenna sul territorio.

2. Questo impegno è sfociato nella redazione di un vero e proprio Documento di concertazione (giugno ‘07), suddiviso per ciascuna delle tre Ulss, che ripercorre le diverse aree dei Piani di zona, individuando criticità e proposte da parte del volontariato.

3. Nella seconda metà del 2007, dopo l’approvazione definitiva dei Piani di zona, è iniziato un lavoro di verifica sul recepimento delle indicazioni del volontariato da parte di Ulss ed Enti locali.

4. Nel corso del 2008 è stato avviato un confronto sistematico tra i Piani 2007-2009, approvati e adottati dalle Ulss e dalle Conferenze dei Sindaci, e le osservazioni del volontariato (contenute nel Documento di concertazione).Si è trattato, è bene sottolinearlo, di un confronto e non di una valutazione; duplice lo scopo: da un lato dare continuità alla partecipazione dei volontari e delle associazioni; dall’altra, fare in modo che il dialogo con le istituzioni avvenga intorno a problematiche dichiarate quanto più precisamente possibile. Da questo lavoro è nato il secondo documento “Il confronto: quali sono le proposte del volontariato recepite nei Piani di zona 2007/2009?”, che raccoglie non solo le tabelle di comparazione sui contenuti ma anche una valutazione dei volontari sul processo di partecipazione all’elaborazione dei Piani.

Chi fosse interessato al tema del volontariato sociosanitario e dei Piani di zona e volesse contattare il Laboratorio, può scrivere a sociosanitario@trevisovolontariato.org.